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500 Maestri D'Arte

Triannuario di Arte Contemporanea – Ars Magistris

Ritratto di Giotto a cura del Critico d’arte Melinda Miceli

Dimaestro

Dic 10, 2020

Giotto Di Bondone (Colle di Vespignano,  Vicchio 1267 – Firenze, 8 gennaio 1337) fu pittore, scultore e architetto italiano. Il nome Giotto fu orobabilmente ipocoristico di Ambrogio (Ambrogiotto), o Angiolo, Parigiotto, Ruggero (Ruggerotto), non escludendo l’ipotesi che possa essere stato il Suo vero nome. La sua fama di architetto gli ascrive il progetto del Campanile del Duomo di Firenze, detto anche “Campanile di Giotto”. Giotto fu un artista rivoluzionario nel rendere in pochi decenni superate le opere precedenti, molto apprezzato dai contemporanei, tanto da essere definito dal Boccaccio “il miglior dipintor del mondo”. Fu lui a introdurre nell’arte medievale Occidentale l’uso della prospettiva rompendo con gli schemi bidimensionali dell’arte bizantina. La sua primeva prospettiva ancor grezza viene definita” a spina di pesce”, perché le linee di fuga si disponevano su vari punti lungo un asse, diversamente da quella moderna in cui convergono su un unico vertice.Altresì fu tra i primi artisti a impiegare la forza del chiaroscuro sulla tela per avvicinare le sue opere alla tridimensionalità del reale. La sua tecnica innovativa introdusse la più grande rivoluzione nell’arte figurativa, segnando il passaggio dal Medioevo all’Umanesimo, di cui può essere definito il precursore per aver creato quello stile che divenne modello d’ispirazione per l’arte rinascimentale. 
lntorno ai 10 anni frequentò la bottega di Cimabue, e tra il 1285 e il 1288, è molto probabile che l’artista, durante i suoi studi, abbia soggiornato per la prima volta a Roma, forse al seguito del suo maestro o, come scrivono alcune cronache, insieme ad Arnolfo da Cambio. 
 Le sue abilità tecniche sono leggendarie: un aneddoto racconta che un giorno mentre era a scuola da Cimabue, disegnò una mosca con una precisione tale da sembrare reale al suo maestro che tentando di scacciarla  fini’ per accorgersi che l’immagine era un dipinto del suo allievo. Dopo questa prova lo congedò, ritenendo concluso il suo periodo di apprendistato. Sulla teoria secondo cui Giotto fosse allievo di Cimabue non ci sono fonti certe, solo Giorgio Vasari ne parla nel suo celebre “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri“, scritto nel 1550, duecento anni dopo la morte dell’artista. Il Vasari racconta come Giotto fosse capace di disegnare una perfetta circonferenza senza bisogno del compasso, la famosa “O” di Giotto. L’influenza di Cimabue sarebbe tuttavia evidente nelle prime opere: la “Croce dipinta” di Santa Maria Novella, (1290  1295), con il volto del Cristo dai lineamenti tardo bizantini, e nella “Madonna col bambino” ubicata nel Borgo San Lorenzo, databile anch’essa intorno al 1290. Fu imprenditore di sé stesso: nominato a Firenze, nel 1334, “Magistrum et gubernatorem”, in riferimento ai lavori del duomo e delle parti più importanti della città e molto osannato e apprezzato visse in ricchezza. Giotto fu attivo la nelle seguenti città d’arte: Firenze, Assisi, Padova, Roma, Napoli, Bologna, Milano. Le opere primarie che si citano di Giotto da Bondone sono la Rappresentazione della vita di San Francesco nella basilica di Assisi, gli Affreschi della Cappella degli Scrovegni a  Padova e il Crocefisso nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze.Frequentò assiduamente la capitale dove attese ai lavori del ciclo papale nella Basilica di San Giovanni in Laterano, oltre ad occuparsi di altre decorazioni, preparando la città ad accogliere il Giubileo del 1300, indetto da Papa Bonifacio VIII. È questo uno dei suoi momenti di massimo slancio e splendore artistico.
Dal 1303 al 1305 si spostò a Padova, chiamato a realizzare l’affresco della Cappella di Enrico Scrovegni, considerato il suo capolavoro che lo rese ormai nettamente superiore al suo maestro Cimabue.
Intorno al 1311, ritornato a Firenze, dipinge la “Maestà” degli Uffizi, che era collocata originariamente nella chiesa fiorentina di Ognissanti. L’Opera incentrata su una prospettiva vertice nella sua collocazione sul trono, esprime la nuova modernità spaziale dell’arte figurativa medievale. Dipinge intanto, forse entro il 1322, la Cappella Peruzzi, sita in Santa Croce a Firenze. Tra il 1322 e il 1328 realizza il Polittico Stefaneschi nella Pinacoteca Vaticana, il Polittico Baroncelli, una vera e propria testimonianza di vita trecentesca e l’affresco a secco delle “Storie Francescane” della Cappella Bardi, sita in Santa Croce, sempre a Firenze.Nell’XI canto del Purgatorio scrive Dante: “Credette Cimabue nella pittura tener lo campo, e ora Giotto il grido, si che la fama di colui è scura…”. Dante colloca Giotto, rispetto ai pittori che l’hanno preceduto, nella stessa posizione innovativa nella quale lui stesso si pone rispetto ai poeti del Dolce Stilnovo. Il sommo poeta nel suo esilio si recò o risiedette a Padova, a Verona, a Rimini, a Ravenna, le stesse città in cui Giotto ha lavorato in determinati periodi della sua vita e forse in uno di questi luoghi si conobbero.
Alla morte di Dante, Giotto lo immortala con un ritratto in un affresco della Cappella del Podestà del Bargello senza il tradizionale naso aquilino. Negli affreschi della Cappella Scrovegni a Padova, alcuni critici individuano sempre la figura di Dante nel poeta con la corona d’alloro che sta alle spalle dell’autoritratto di Giotto, il quale simbolicamente avrebbe posto se stesso e Dante tra le schiere dei beati.
Molte opere di Giotto da Bondone sono oramai  perdute o disperse, altre conservate in musei come il Louvre di Parigi e al MET di New York.
La sua fama di “divin pittore” giunge a titolare col suo nome un cratere sulla superficie di Mercurio e l’asteroide “7367 Giotto”.


Dott. ssa Melinda Miceli Critico d’arte

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