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500 Maestri D'Arte

Triannuario di Arte Contemporanea – Ars Magistris

Exursus culturale sulla Divina Commedia – Melinda Miceli Critico e Storico dell’arte

Dimaestro

Mar 23, 2021

Aspetti letterari della Commedia

Il poema di Dante attinge a un Modello antichissimo, attivo in molta letteratura antica e medioevale, il “viaggio sacro”, tutto interiore dove una serie di prove iniziatiche si susseguono, secondo il modello archetipo del ciclo solare, dalle tenebre alla luce e viceversa. Questo viaggio ha la funzione di illustrare al lettore la condizione delle anime post mortem, come Dante stesso chiarisce nell’Epistola XIII a Cangrande della Scala, e si svolge nella settimana santa dell’anno in cui papa Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo della Chiesa cristiana, cioè dall’8 al 14 aprile del 1300 (oppure dal 25 al 31 marzo, a seconda che l’inizio del viaggio coincida con l’anniversario della morte di Cristo, 25 marzo appunto, oppure con il venerdì santo del 1300, cioè l’8 aprile). La Divina Commedia è il racconto di un viaggio che Dante immagina di aver compiuto giunto a metà della sua vita e trovatosi in una grave crisi morale e spirituale, intraprende un faticoso cammino di ricerca della verità e della salvezza. Questo percorso rappresenta il pellegrinaggio di espiazione che l’uomo intraprende per redimersi e uscire dall’errore. La cronologia dell’opera è incerta, ma si ritiene che l’Inferno sia stato concluso intorno al 1308, il Purgatorio intorno al 1313, mentre il Paradiso sarebbe stato portato a termine pochi mesi prima della morte, nel 1321.

Il titolo originale è Commedia, o meglio Comedìa, secondo la definizione dello stesso Dante; l’aggettivo Divina fu aggiunto dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante (metà del XIV sec.) e comparve per la prima volta in un’edizione del 1555 curata da Ludovico Dolce. 

Il duplice ruolo svolto da Dante nel poema, essendo al tempo stesso protagonista del viaggio da lui narrato (e che lui descrive come realmente e fisicamente avvenuto in un tempo storico ben preciso) e poeta chiamato a raccontare in versi l’esperienza affrontata. Dante chiarisce in più di un passo del poema che a lui è toccato un privilegio eccezionale, quello di visitare da vivo i tre regni dell’Oltretomba e di tornare sulla Terra per riferire con esattezza tutto quello che ha visto: è una missione straordinaria, cui lui è chiamato in virtù dei suoi meriti di letterato e poeta, rendendolo simile ad Enea e san Paolo già protagonisti di esperienze analoghe. A questo proposito è importante ciò che lo stesso Dante sottolinea a più riprese nel corso del viaggio, non solo cioè l’assoluta veridicità delle cose viste e narrate, ma anche l’oggettiva difficoltà di spiegare con parole umane quel che di non umano e di ultraterreno ha visto. Per fare questo, Dante avrà bisogno dell’assistenza e dell’aiuto di Dio, perciò la Commedia è un libro «ispirato», scritto materialmente da Dante ma sotto la «dettatura» della grazia divina che lo ha incaricato di questo compito straordinario. La Commedia diventa quindi una sorta di nuova Bibbia, ed è Dante stesso a definirla poema sacro, “sacrato “poema, al quale hanno collaborato e cielo e terra. Nel suo viaggio, Dante è guidato da Virgilio (sommo poeta latino che lo accompagna nell’Inferno e nel Purgatorio e che rappresenta la ragione) e da Beatrice (la donna angelicata, simbolo della fede e della teologia, che lo accompagna nel Paradiso). Alla fine del suo viaggio, il Poeta trova la conoscenza della verità. 

La lettura del poema deve tenere conto di questa interpretazione, chiamata da Auerbach «figurale», altrimenti si rischia di non comprendere buona parte del suo significato di fondo. II viaggio orfico e la ricerca del centro oscuro dell’essere, a cui segue un ritorno in cui questo centro, una volta ricuperato, assorbito e trasformato, viene fatto splendere nella sua propria nuova e intensa luce. La “katabasis” è un momento essenziale dell’esperienza orfica, finalizzata alla purificazione e rigenerazione.

In questo senso la discesa agli Inferi di Dante costituisce l’esempio più illustre di katabasis di tutta la letteratura europea. Qualsiasi discesa nell’oscurità richiede un processo di autodistruzione, di auto abnegazione, che concede la genesi del nuovo essere. Questo e il significato psicoanalitico, ontologico e religioso della discesa orfica negli inferi.

Dante reinterpreta in chiave cristiana personaggi e vicende del mito classico. Secondo la tradizione tipica del Medioevo Virgilio era visto come «mago e profeta» del Cristianesimo, poiché si riteneva che avesse predetto la nascita di Cristo nella famosa Egloga IV. Dante incontra Virgilio nel verso 63 e 63 sono i canti dove Virgilio è presente, non potendo accompagnarlo in Paradiso in virtù del fatto che Virgilio incontrato nel Limbo, non era battezzato, essendo vissuto prima del Cristianesimo.

Il titolo “Commedia” si riferisce sia al contenuto (inizio drammatico, finale lieto) sia allo stile (intermedio tra quello solenne proprio della tragedia e quello basso proprio dell’elegia).

L’aggettivo “divina” fu aggiunto in seguito, a partire da Boccaccio che definì così l’opera in virtù della sua bellezza.

La struttura del poema è molto simmetrica: Purgatorio e Paradiso sono composti da 33 canti, l’Inferno da 34 (il primo è l’introduzione a tutta l’opera). In totale ci sono, quindi, 100 canti. I numeri hanno molta importanza nella Commedia: Dante basa la struttura del suo poema sui numeri 1, 3 e 7, ciascuno carico di significati religiosi.

La retorica medievale distingueva inoltre tre stili, quello alto e «tragico», quello medio e «comico», quello basso ed «elegiaco» (che corrispondevano alle tre opere di Virgilio, Eneide, Georgiche, Bucoliche). La Commedia presenta una commistione di tutti e tre gli stili, anche se c’è una certa prevalenza per quello «comico», proprio soprattutto dell’Inferno. Il viaggio ha però anche un significato allegorico, ovvero quello di un percorso di purificazione morale e religiosa che ogni uomo può e deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna. In questa luce i vari personaggi del poema possono avere un doppio significato, letterale (o storico) e allegorico: Dante è ad esempio il poeta fiorentino nato nel 1265 e autore della Vita nuova (senso letterale), ma è anche ogni uomo (senso allegorico); Virgilio è il poeta latino autore dell’Eneide, ma anche la ragione naturale degli antichi filosofi in grado di condurre ogni uomo alla felicità terrena; Beatrice è la donna amata da Dante e morta a Firenze nel 1290, ma è anche la teologia rivelata e la grazia divina in grado di condurre ogni uomo alla felicità eterna.

È allora evidente che Virgilio, allegoria della ragione umana, può guidare Dante solo fino al Paradiso Terrestre posto in vetta al monte del Purgatorio, che è a sua volta allegoria della felicità terrena e del possesso delle virtù cardinali (prudenza, fortezza, temperanza e giustizia), mentre sarà Beatrice a guidare Dante fino al Paradiso Celeste, allegoria della felicità eterna e del possesso delle virtù teologali (fede, speranza e carità).

La Divina Commedia è stata scritta da Dante negli anni dell’esilio. E’ costituita da 100 canti e tre cantiche [1° introduzione+33 = Inferno; 33 Purgatorio; 33 Paradiso]. L’inferno è la Prima Cantica; è scritto tutto in versi endecasillabi rispettando la terza rima ed è rispettata la sibologia del 3. Tutta la Divina Commedia è costruita in base al tema del viaggio,che Dante immagina di fare sui mondi ultraterreni.

L’inferno si è formato dopo la cacciata degli angeli ribelli scagliati contro la terra che per disgusto si è ritratta e ha formato la montagna del Purgatorio. Gerusalemme è il simbolo della Cristianità. Dante non sa capacitarsi di trovarsi nella selva, sotto cui si trova la porta dell’Inferno. La partizione dell’Inferno è in cerchi, il Purgatorio in cornici e il Paradiso in Cieli.

L‘aspetto iniziatico, visionario della poesia di Dante intesa come come disciplina interiore, strumento gnoseologico e fonte d’illuminazione, ha interessato vivamente altri poeti di inclinazione orfica, varie esperienze culturali e letterarie, tra cui la tradizione misterico-religiosa, la poesia europea appartenente al filone orfico, e poi Nietzsche e Schurer . Non è da escludere che Dante fosse uno dei grandi esponenti della poesia orfica, o almeno della letteratura che Jung definisce collettivamente visionaria, perchè indaga l’ignoto che circonda la vita cosciente dell’uomo.

Il poema didattico-allegorico, scritto in endecasillabi e in terza rima si propone anzitutto di descrivere la condizione delle anime dopo la morte, ma è anche allegoria del percorso di purificazione che ogni uomo deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna e scampare alla dannazione. È altresì un atto di denuncia coraggioso e sentito contro i mali del tempo di Dante: contro la corruzione ecclesiastica e gli abusi del potere politico, in nome della giustizia. 

Dante non si limita a descrivere castighi e premi ma indica personaggi noti che il pubblico del tempo conosceva assai bene. L’autore indica cioè ai lettori esempi (exempla in latino) di peccati puniti o di virtù premiata che abbiano per protagonisti personaggi «pubblici» e perciò noti a tutti, perché solo così è possibile suscitare il maggior effetto possibile nell’immaginazione (è Dante stesso a chiarirlo nel Canto XVII del Paradiso, nelle parole dell’avo Cacciaguida); ciò risponde anche a un’altra funzione, quella di usare esempi noti e spesso «scandalosi» al fine di denunciare i mali e le ingiustizie del tempo.

Quanto alla lingua, Dante si serve del volgare fiorentino già usato nelle precedenti opere, benché ricorra anche a latinismi, francesismi, provenzalismi e prestiti da varie altre lingue (c’è chi ha visto persino vocaboli di origine araba, mentre i versi 140-147 del Canto XXVI del Purgatorio sono in pura lingua d’oc). Dante ricorre talvolta a linguaggi strani e incomprensibili (le parole di Pluto, quelle di Nembrod nell’Inferno), mentre altrove conia degli arditi neologismi (specialmente nel Paradiso). Questo ha portato gli studiosi a parlare di plurilinguismo e pluristilismo della Commedia, il che differenzia Dante da Petrarca e dai poeti dell’Umanesimo e del Rinascimento, che preferiranno alla sua una lingua più «pura» e regolare. Se la Notte e il momento della katabasis, della scoperta dell’inferno interiore del subcosciente, la Verna rappresenta il momento del risveglio alla luce e dell’ascesa purgatoriale.

Aspetti esoterici della Commedia

Dante fu ritenuto dalla Chiesa un eretico perché rifiutava di riconoscere le delibere del Concilio di Vienna del 1311, con le quali Clemente quinto aveva formalizzato l’abolizione dell’Ordine del Tempio.

Il poeta con la teoria dei due soli, papato ed impero, entrambi necessari per l’umanità ed autonomi l’uno dall’altro, contrastava la bolla di Bonifacio settimo che pretendeva di sottoporre qualsiasi autorità terrena alla preminenza della Chiesa.

Tentarono d’implicarlo in un processo per magia nera, che indagava sul tentato assassinio di papa Giovanni ventiduesimo.

Dante terminò le sue peregrinazioni a Ravenna dove trovò asilo presso Guido Novello da Polenta, signore della città. Rimase sempre in contatto con la città di Verona dove si recò per illustrare la sua ultima opera scritta in latino “Quaestio de aqua et terra”. Andò a Venezia in qualità d’ ambasciatore e nel viaggio di ritorno passando per le paludose valli di Comacchio contrasse la malaria e morì a Ravenna il 14 settembre 1321.

Pochi anni dopo la morte del poeta il cardinale Beltrando del Poggeto, nipote di papa Giovanni ventiduesimo, in una pubblica cerimonia fece bruciare il libro di Dante “De Monarchia”ed era sua intenzione fare disseppellire la salma del poeta per farla bruciare insieme al libro.

Questa barbara dissacrazione fu evitata per l’intervento del signore di Ravenna Ostasio da Polenta, successore di Guido Novello, così Dante si salvò dal rogo sia in vita, sia dopo la morte, cosa che non avvenne per Cecco d’Ascoli e tanti altri martiri vittime dell’integralismo della Chiesa. 

I funerali furono solenni, ufficiati nella chiesa di S. Francesco a Ravenna e nello stesso convento furono composte le sue spoglie.

La sua salma fu spostata più volte per evitare che venisse trafugata dai guelfi neri, ora riposa nel tempietto settecentesco vicino al convento.

Dante condivise il pensiero dei filosofi dell’antichità, di non divulgare l’insegnamento esoterico a tutti, nel senso che certi concetti altamente spirituali non possono essere espressi a chi non può comprenderli.

Dante chiarisce nel Convivio, che le scritture sacre possono essere comprese ed interpretate con quattro sensi di lettura  che non si contrastano, ma devono completarsi ed armonizzarsi fra loro.Dante parlando a Cangrande dice: “Abbiamo un primo senso letterale, che funziona da velo e narra il viaggio immaginario del poeta attraverso l’Inferno, il Purgatorio, ed il Paradiso, non va oltre le parole fittizie come fanno i poeti nelle favole”.

Un secondo allegorico che svela il senso che si nasconde sotto il manto di queste favole. Dante dice: “E’ una verità nascosta sotto una bella menzogna”. Il poeta porta l’esempio di Ovidio che illustra l’opera d’Orfeo, che ammansiva le fiere con la cetra. Questa favola allude alla capacità e saggezza D’Orfeo di convertire l’animo di coloro che si possono redimere.

Un terzo morale che riguarda il significato etico, studiando le sacre scritture l’umanità può pervenire alla felicità.

In questo terzo senso, Dante ricorda anche la necessità della riservatezza, e porta l’esempio di Cristo che quando salì sul monte della trasfigurazione lo fece con tre apostoli e non con dodici, perché le cose segrete vanno fatte con poca compagnia.

Un quarto senso analogico, scaturisce quando si cerca nelle scritture il livello spirituale usando il metodo “metafisico ed iniziatico”, che porta alla comprensione delle supreme cose. Il sommo poeta è stato influenzato anche dalla tradizione “Una”che iniziò in occidente con Ermete Trismegisto “E siccome tutte le cose sono e provengono dall’Uno, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica per adattamento” poi questa tradizione raggiunse il suo massimo splendore con la filosofia metafisica di Platone.

La descrizione della struttura del cosmo che si articola in tre mondi è conforme con la tradizione, il sovramondo, il mondo terreno ed il mondo infero.

Questi mondi appartengono alla stessa struttura cosmica, che sembra fondare l’universo intero sulla legge dell’equilibrio ternario.

Compare subito con forza la narrazione della struttura cosmica, il tempo e lo spazio, il mondo minerale, vegetale ed animale.

Nella Commedia compaiono prepotentemente i numeri che emergono in chiave simbolica, carichi di messaggi iniziatici.

Il poeta fu un profondo conoscitore del simbolismo numerico.

Dante espone dei paralleli con tradizioni come il pitagorismo, che fondò la sua sapienza sulla proporzione dei numeri, che considerava il fondamento di tutto.

Diversi studi hanno evidenziato che Dante nella Divina Commedia non usa mai meno di 115 e non più di 160 versi per ogni canto.

L’altra curiosità è che Dante pur scrivendo in terzine non impiega mai un numero divisibile per tre, il numero finale di ogni canto è pari ad un multiplo di 3 più 1.

Nella cultura egiziana 111 rappresenta il divino, se a 111 togliamo un uno resta 11 il male.

Nei canti dell’inferno compaiono tre numeri 1-4-7, il numero 1 indica Dio creatore; il numero 4 simboleggia i quattro elementi terra, acqua, aria, fuoco, dove l’adepto viene iniziato; il numero 7 l’unione dell’uomo con Dio, dopo la purificazione dei peccati.

Il poeta conduce i lettori in quell’universo spirituale dove prende vita e si dipana l’opera dantesca.

Nelle opere minori di Dante si ravvisa lo stesso contenuto analogico come in “Vita nova” dove emergono visioni, presagi, sogni e rivelazioni.

Compare subito Beatrice figura luminosa, che poi riappare nella Divina Commedia trionfalmente nei canti finali del purgatorio e del paradiso, dove Dante la descrive come donna angelica, si evidenzia in modo chiaro che non si riferisce a una donna reale, ma come simbolo di sapienza paragonabile a quella di Salomone. Il Dolce Stil Nuovo usato dai Fedeli d’amore va interpretato in chiave analogica.

Il messaggio criptato nelle opere di Dante era reso necessario oltre alle considerazioni già esposte di non dare l’insegnamento a chi non è in grado di capirlo, anche considerando con quale durezza la Chiesa condannava le teorie che giudicava eretiche.

I Fedeli d’Amore fingevano di sospirare per le loro donne, rese angeliche come Beatrice di Dante, Laura di Petrarca e Fiammetta di Boccaccio, che segretamente simboleggiavano i loro ideali politico-religiosi indirizzati ad un progetto di rinnovamento della Chiesa.

Dante sostiene che il 1300 si colloca a metà di un ciclo completo, che gli antichi consideravano come equidistante fra i due rinnovamenti del mondo.

Continua dicendo che situarsi al centro di un ciclo significa situarsi in un luogo divino, i mussulmani dicono:

I commentatori del poeta parlano del museo di Vienna, dove vengono conservate due medaglie, una con l’effige di Dante, l’altra con l’immagine del pittore Pietro da Pisa, sul rovescio delle medaglie sono incise le lettere “F.S.K.I.P.F.T.” Fidei, Sanctae, Kadosch, Imperialis, Principatus, Frater, Templarius. Da questa testimonianza nasce la convinzione che Dante fosse uno dei vertici della società segreta della Fede Santa equivalente ai Fedeli d’Amore, infatti Dante nella parte finale del paradiso prende come guida S. Bernardo di Chiaravalle, colui che ispirò la regola dei templari.

La Divina Commedia è un testo iniziatico con il quale Dante codificò le sue conoscenze.

Il poeta descrive un percorso iniziatico dove l’uomo s’avventura alla ricerca delle sue origini, è un ritorno al punto dove partono tutte le cose, descritto con un linguaggio pregno di simboli ed allegorie che velano i segreti iniziatici.

Virgilio guida l’adepto su quella strada in salita che lo conduce alla trasmutazione della propria coscienza.

Dante compie il viaggio durante l’equinozio di primavera, quando gli adepti delle società degli antichi Misteri praticavano il rito della morte e della rinascita, decantando la parte pesante della materia e conducendo l’adepto verso la ripresa di coscienza della sua componente divina.

Chi intraprende questo percorso si trova gravato dalla materia e dalle passioni, il poeta rappresenta questa condizione con tre bestie che sbarrano la strada, e simboleggiano la natura pesante dell’uomo che deve compiere una trasmutazione totale, che si realizza subendo il rito della morte iniziatica.

Enea nel sesto canto dell’Eneide scende agli inferi e Maometto, solo ottanta anni prima del poeta, percorre il viaggio all’inferno prima di salire verso le sfere celesti.

Ricordiamoci che anche Cristo dopo la morte scende all’inferno per poi salire alla destra del Padre, così Dante secondo la tradizione, deve scendere verso il basso, all’inferno ed affrontare le energie negative che si oppongono alla risalita.

Chi è sulla via dell’iniziazione si deve rende consapevole della sua parte oscura, deve compiere l’opera di decantazione, di purificazione della propria anima che prelude all’avverto della Luce iniziatica che dissolverà le tenebre nella propria coscienza.

Aspetti artistici in “Infernalis” di Fabio Carmelo D’Antoni

 L’Alighieri, poeta orfico, iniziato e pitagorico, dell’eterno successo letterario, ha disegnato i cieli in mappe quasi tolemaiche che effigiano la reale didascalia di un itinerario mentis ascensionale, nascondendo nelle sue cantiche un mondo magico come il suo poema, che inizia dallo smarrimento in quella “selva oscura” per condurre gli eletti al risveglio ed alla verità. La Divina Commedia scritta in terzine ed endecasillabi sciolti é il progetto alchemico di una grande opera di Sapienza eletta dove i canti sono distribuiti su una stella a 8 punte, come la stella polare che indica la rotta, viaggio spirituale e poetico dall’oscurità della perdizione verso la luce, attraversando travagli personali e ascesi mistica.
Il divino Poema dantesco e’ stato riproposto da vari autori in numerose versioni artistiche e sceniche. Il valore di un testo si misura anche attraverso il numero di citazioni, riferimenti, tributi, legami, rimandi, connessioni che si rintracciano nelle opere che dall’ispirazione originaria sono scaturite, pertanto la grandezza della Divina Commedia di Dante Alighieri è apprezzabile anche grazie alle restituzioni pittoriche che molti artisti ne hanno dato nel corso della storia dell’arte.

Essendo la Divina Commedia un poema allegorico e didascalico, le possibilità interpretative sono molteplici e aumentano ancora se trasferite nella pittura. In questo percorso di scoperta non si può non iniziare dai celebri disegni di Sandro Botticelli. 100 disegni su pergamena commissionati da Lorenzo Pierfrancesco De Medici, cugino in secondo grado del più famoso Lorenzo il Magnifico, tra il 1480 e il 1495 circa. Botticelli era il pittore entrato nelle grazie della famiglia diventando grande amico di Pierfrancesco per cui lavorò in molte altre occasioni. Una voce fuori dal coro quella di Bernard Berenson, il famoso storico dell’arte di origini lituane, ha sempre posto dei dubbi sulla scelta dell’artista, senza togliere nulla allo sconfinato talento di Botticelli, indiscutibile senza alcun dubbio, la perplessità di Berenson stava nel ritenere che la pittura e la mano di Botticelli fossero sinonimi di delicatezza e armonia della bellezza e pertanto forse poco adatte a rappresentare la drammaticità dell’Inferno.

 In Infernalis di Fabio Carmelo D’Antoni, l’allegoria teologica si fa portatrice di una valenza culturale attuale ed eterna come il suo firmamento attraverso una trasposizione artistica comunicativa moderna ed efficace dove demoni e personaggi storici noti, rappresentano il primo della trilogia dedicata ai tre cantici dell’Opera somma. Ogni tela è volta a penetrare nella zona oscura della natura umana, per coglierne la parte peccaminosa, ed addentrarsi nei gironi degli inferi, restituendo all’osservatore le sensazioni provate dal Sommo poeta, guidato da Virgilio, alla scoperta della più perversa natura umana che ciclicamente si ripete dalla notte dei tempi. La sua ciclicità in un crescendo che attraversa l’esplorazione dei vari gironi, dove personaggi storici sanguinari e perversi scontano i loro inestinguibili peccati, riesce, al pari del testo originario, a far scaturire il gusto etico dell’indignazione rendendo viva la rappresentazione e la resa del testo tramite immagini, pertanto è portatrice di un elevato messaggio di recupero culturale e morale che scuote la superficiale e materialista società occidentale.

Nel ciclo pittorico Infernalis il maestro Fabio Carmelo D’Antoni, ha dato vita alla creazione di 10 tele che raffigurano un poema sacro, dove l’artista propone la sua visione dei gironi della Divina Commedia e vuole racchiudere in essa un messaggio esoterico che può essere letto sia nella chiave Ermetico-Alchemica della Tradizione Occidentale sia in quella della via ascetica, induista o buddhista, delle Tradizioni Orientali come i Misteri dell’antica Grecia.

L’Artista come il sommo poeta Dante nella Divina Commedia, nasconde il completo percorso iniziatico dell’Adepto avvolto nell’oscurità del suo stato umano che discende agli inferi, per poi iniziare la sua lenta risalita, attraverso la purificazione ed infine raggiunge la Luce.

Il viaggio del D’Antoni ha dunque valore allegorico, come il percorso di purificazione morale che ogni uomo deve compiere in questa vita per liberarsi dal peccato, sotto la guida della ragione rappresentata da Virgilio per Dante, dalla Donna per l’artista. Fin da subito il D’Antoni imposta un proprio linguaggio figurativo consolidando un repertorio mimico e gestuale sempre diverso ed in continua variazione. Le noti caricaturali e la gestualità teatrale che caratterizzano a volte le sue figure, senza dubbio ispirate dallo sviluppo dell’arte teatrale che nel Settecento aveva avuto una nuova spinta e trovato nuova linfa come nel disegno. In alcuni momenti, inoltre, l’artista viene ispirato anche dall’arte italiana per quanto riguarda le rappresentazioni sia di luoghi che di corpi umani, archetipi che attingono alla scultura classica o a quella vascolare greca.  L’uso sapiente del colore permette di creare una luce divina che abbraccia i personaggi. Il mondo artistico del D’Antoni ha dato valore alla figura della donna, intesa come bellezza ideale e portatrice di valori che si consideravano perduti. Difatti le sue donne sono esseri ideali in stile stilnovista attraverso le quali esprime una sorta di classico romanticismo inglese, la ricerca di un’aura spirituale costante e coinvolto sempre più dalla lettura delle opere di Dante, da sempre modello di ispirazione per lui, crea delle splendide opere proprio ispirate alla “Vita Nova” e al poema dantesco.

Il D’Antoni trova profonda inspirazione nell’anima forte ed eterea della donna e come Dante, poeta orfico, che faceva parte di un ordine segreto iniziatico “I Fedeli d’Amore” insieme a molti altri poeti del Dolce Stil Novo, ritiene che l’iniziazione è legata ad un’illuminazione interiore ed individuale, la quale antropomorfizzata sotto forma di amore per una donna (o dama), assimila una doppia valenza; oggetto dell’amore del Fedele e trasposizione simbolica di quell’anelito d’amore verso il ricongiungimento col divino in quanto la Donna eleva l’Uomo al di sopra della conoscenza empirica, rifacendosi al concetto di Sophia degli Gnostici.

Ed è in questo stretto legame culturale alla poetica orfica di Dante che vediamo apparire sulle sue tele, il “realismo magico” dell’artista soprattutto quando rappresenta ibridi mitologici (Cerbero), rappresentazioni di paesaggi inquieti e inquietanti (Caron Dimonio) l’ambiguità misteriosa di un luogo in visioni infernali e incubi paradisiaci o apparizioni celesti alla maniera del celebre Hieronymus Bosch (1450 ca-1516).

Scaturiggini estetiche fiamminghe rivelano una passione per il Nord Europa, asso del Gotico ed è li che occorre cercare i dettagli di certi quadri “nordici” di Fabio Carmelo D’Antoni, esprimere l’elemento chimerico attenendosi alla rappresentazione del tangibile, agendo sul frasario degli accenti, sull’intensificazione dell’ enfasi, in elaborazioni affini a quelle di Salvator Rosa, Magnasco o Piranesi.

Fissare opere come Caron Dimonio e il Diavolo sotto forma di donna, significa perdersi, trasformarsi in pietra dura, opaca, esorcizzare il male storico che spiega la genesi dell’ambivalente natura umana. L’allegoria del male come trappola si oppone alla sfida enigmatica di misteriosi volti mentre lo spettatore s’interroga, sugli ermetici tratteggi, sintesi perfetta tra il mondo terrestre e il destino, con chiari riferimenti alla concezione dell’eterno ritorno di Nietzsche.

La 21 tela, closa del ciclo pittorico Infernalis, nasce dalla ricerca della simbologia nascosta all’interno dei cantici della Divina Commedia.

Dante vivo attivista politico e letterario del suo tempo, ha lasciato nella sua opera immortale, chiari segni che si collegano al mondo islamico, ai templari, all’astronomia, e ad alcune verità ancora celate dalla chiesa. Dall’ispirazione ermetica della famosa terzina che recita: “O voi ch’avete li’ ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani”, la 21 tela sviluppa i segreti simbolici nascosti nella Divina Commedia, tutti da decifrare. Questa complessa opera si risolve in un eterico contrasto di bianco e nero e riassume un ciclo pittorico con un’eccezionale dispiegamento di figure diverse che dalle tenebre, dalla paura alla morte assumono forma rotante, a conferma dell’intento simbolico dell’insieme. L’Opera riporta sulla fronte il 3, simbolo della conciliazione che con il suo valore unificante, permette di uscire dall’antagonismo, valicando la visione parziale e riduttiva del dualismo. La sua espressione geometrica è il Triangolo, simbolo esemplare del ritorno del multiplo all’unità nell’alterità del molteplice.  

Nella a 21a tela si distinguono i chiari segni dell’eterno scontro tra il bene e il male, rappresentato da un angelo e un demone spalla a spalla, posti alla base del volto del Cristo, impresso sul Velo della Veronica. Nel mezzo dei due angeli si intravede la croce dei Templari, segno di appartenenza all’Ordine, in alto a sinistra è posta la costellazione della croce del sud, enigma presente nel Purgatorio in quanto questa costellazione è visibile solo dall’emisfero australe, pertanto non può essere osservata dall’Europa o dal medio Oriente. In alto a destra appena accennato il simbolo dei Rosa Croce e in circolo alcuni dei numeri legati alla DIVINA COMMEDIA e cioè: il 3 il 9 il 7 il 22 il 515 il 666. L’Opera sintetizza la consapevolezza e il dolore mentre cerca e osserva il divino, il se superiore, in un viaggio onirico tra storia e memoria sui sentieri della pittura indottrinata di Fabio Carmelo D’Antoni.

Le donne D’Antoni nel ciclo Infernalis, dunque lontane dal voler essere una semplice trasposizione ritrattistica reali e fatate, si fanno elementi, simboli, dalle nomenclature colte, portali per entrare nelle dimensioni del sogno, delle paure, dell’inconscio, dello spirito, aventi una funzione talismanica come le sculture di mostri sui portali delle cattedrali gotiche ma ancora i totem di Max Ernst.

In ogni opera, come il sommo poeta Dante, il D’Antoni, da vita ad una scena per completare l’allegoria gotica dell’esistenza oltre il confine dell’umano, a istoriare le radici dell’essere e del Cosmo stesso che egli studia attraverso i suoi ritratti caricandoli di significati alchemici e iniziandoli alla vita con la sua pennellata carica di diluviante energia cosmica.

Dottrina, mitologia e realismo si compendiano in uno stile che assimila la migliore tradizione classica, dove la sua abile padronanza tecnica mostra di conoscere bene i segreti di luci, sfumature caravaggesche e atmosfere gotiche, soprattutto attraverso la riproduzione minuziosa dei dettagli e dei tratti fisiognomici; la forza vibrante del colore, la vitalità, la magia luminosa, la liricità dei dipinti, dimostrano una professionalità lungamente sperimentata e il progredito impulso creativo trasfigurano le sue tele verso una sublime raffinatezza di celestiale luminosità.

Il D’Antoni riesce a sondare l’orizzonte interpretativo e semantico della Divina Commedia attraverso il suo realismo magico, ponendosi oggi così uno dei maggiori interpreti danteschi contemporanei ”.

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