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500 Maestri D'Arte

Triannuario di Arte Contemporanea – Ars Magistris

Rembrandt – Sacra Famiglia con gli angeli, a cura di Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

Dimaestro

Mag 27, 2021

Oggi ho il piacere di presentarti un’opera di un grande artista, Rembrandt. Si tratta della Sacra famiglia con angeli, conservata oggi all’Ermitage di San Pietroburgo. 

L’autore ci introduce nella casa della famiglia di Nazareth ad un’ora serale, tutto è avvolto nella penombra. Gesù bambino dorme nella culla e Giuseppe, in secondo piano, quasi in ombra: è “l’ombra del Padre” come dice Dobraczynski, nel suo omonimo romanzo, è impegnato a piallare un giogo. Nella mentalità biblica il giogo richiama l’obbedienza alla legge, a cui il Figlio di Dio è venuto a sottomettersi per liberarci dalla servitù del peccato. Così ricorda san Paolo in una delle sue lettere: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli». 

Rembrandt rappresenta una casa semplice dove si vive e si lavora. Si vedano gli attrezzi per il lavoro di Giuseppe ordinatamente appesi alla parete. 

Maria è al centro della stanza, in equilibrio tra due poli: la Parola che tiene fra le mani e il bambino che sta controllando per vedere se ancora dorme. È una scena ordinaria di una mamma piena di dolce apprensione per il figlio. La coperta rossa adagiata sul piccolo Gesù presagisce già il dramma della sua futura passione. È chiara la sua missione fin dalla nascita, dare la vita per la salvezza degli uomini. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Sì, l’amore di Dio riposa sulla terra, in un bambino da nulla. 

Gli elementi sul pavimento della casa tracciano l’identikit di Gesù. Si vede un fuoco sulla destra, lui è il vero roveto che arde senza bruciare, prefigurato dal roveto di Mosè. Questi era stato scelto per rivelare il nome di Dio al popolo e liberarlo dalla schiavitù. Gesù, rivela all’uomo non solo il nome, ma anche il volto di Dio, padre di grazia e di misericordia. Vicino al fuoco un scaldapiedi su cui Maria poggia la gamba sinistra. 

Rembrandt, come tutti i fiamminghi, è maestro a rendere palpitanti le scene familiari ed per questo ritrae la Sacra Famiglia proprio come una normale famiglia del popolo. Di più cerca ispirazione nella vita della sua stessa famiglia. Nei panni del piccolo Gesù, dipinge suo figlio Tito, e come Maria, la tata del bimbo, Geertje Dircs, che, dopo la morte della moglie Saskia, diventò la sua amante. 

Tra le modeste pareti di questa casa irrompono angeli danzanti che sembrano indicarci qualcosa. Il primo, già dentro la casa, apre le braccia in segno di protezione ma anche a ricordare la forma di una croce, richiamo ancora alla missione del piccolo. Questo angelo ci ricorda il prezzo dell’amore che Gesù è disposto a pagare per sconfiggere il peccato. Ci ricorda che dietro la poesia del Natale irrompe la tragedia. Accanto all’angelo con le braccia a forma di croce c’è un altro angelo che guarda il bambino, additando una meta più alta. Tiene in mano una ghirlanda di fiori, segno di vittoria, mentre un drappo bianco sembra scivolare dalla luce del Cielo alla luce di quel Bambino. Quest’angelo è metafora della risurrezione. Il Verbo di Dio, crocifisso, morirà come ogni uomo ed è lo stesso Cristo, che risorgerà il terzo giorno. Che cosa potremo raccontare, del resto, alle famiglie devastate da un lutto, alle madri straziate per lo scempio inferto ai loro figli da una cultura di morte, ai padri senza lavoro e senza dignità, ai figli senza padre e senza madre? Forse solo Lui. Un ultimo angelo sigilla l’intera scena. Ne scorgiamo la nuca. Questi è l’unico rivolto verso la casa del Padre. È lui che, guardando dentro l’origine di tutto, spinge anche noi a non fermarci alla croce ma ad andare al cuore del messaggio di Gesù: nulla di ciò che accade è fuori dallo sguardo del Padre. La ragione di questo angelo con la testa rasata (a simboleggiare un feto), probabilmente risiede nel fatto che, a quell’epoca, l’artista aveva perso tre figli in tenera età. Probabilmente, alludendo a ciò che Gesù diceva dei piccoli, e cioè che «i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli», avrà voluto ricordare i suoi figli. 

Ti lascio ricordandoti che come lo sguardo di Maria su Gesù, così lo sguardo del Padre è su di te, sulle tue croci, il suo braccio potente non si è accorciato, ma nella sua misericordia interverrà per vie che ora sfuggono alle tue miopie. Lui è dalla tua parte, mentre il nemico più grande è dentro di te,anche se spesso siamo abili a proiettarlo fuori, soprattutto su chi ci sta accanto. Noi saremo quello che vogliamo essere!L’ostacolo maggiore ai nostri sogni siamo noi stessi con le nostre resistenze. Fidati di Colui che ha a cuore la tua felicità e gettati nella meravigliosa avventura della vita, consapevole che alla fine sarai giudicato solo dall’amore che avrai donato, «Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli lo avete fatto a me». Grazie per il tuo ascolto e alla prossima.

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

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