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500 Maestri D'Arte

Triannuario di Arte Contemporanea – Ars Magistris

Raffaello – Messa di Bolsena, a cura di Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

Dimaestro

Giu 4, 2021

Benvenuto. Oggi contempliamo insieme la «Messa di Bolsena», affrescata da Raffaello Sanzio nel 1512 nella Stanza di Eliodoro in Vaticano.
L’avvenimento narra di un sacerdote boemo, Pietro da Praga, che, dubitando della reale presenza di Gesù nell’Eucaristia, volle recarsi a Roma in pellegrinaggio per placare il suo tormento interiore. Prima di raggiungere la meta si fermò a Bolsena, e chiese di celebrare la messa nella grotta di santa Cristina. Al momento dello spezzare l’ostia, da quel pane cominciò a sgorgare sangue, impregnando il corporale e i paramenti del sacerdote, ed alcune gocce addirittura cadendo sul pavimento. Il prete cercò di nascondere l’accaduto, ma senza risultato. I fedeli presenti videro e gridarono al miracolo. Il corporale venne portato a Orvieto, dove risiedeva allora papa Urbano IV. Questi per ricordare il miracolo istituì la festa del Corpus Domini. I testi per la festa furono preparati da San Tommaso d’Aquino. Il Duomo di Orvieto fu costruito per conservare il corporale, la facciata ricalca la forma del reliquiario che lo conserva.
L’evento prodigioso confermò la fede vacillante del sacerdote: Gesù, veramente presente nel pane e nel vino consacrati, avvalora la sua promessa: «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo».
Raffaello ha rappresentato con ingegnosa maestria l’evento. Ha utilizzato l’impedimento della finestra come pedana dove porre la scena. Il sacerdote indossa paramenti verdi che indicano il tempo ordinario in cui avvenne il miracolo. Assiste con stupore al miracolo che si compie nelle sue mani, sopra l’altare a righe dorate. Forse nel cuore gli saranno riecheggiate le parole di Gesù: «la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda». I fedeli che partecipano reagiscono con trasporto al miracolo, secondo il linguaggio di Raffaello, espresso attraverso movimento e partecipazione emotiva. Originale il movimento della fiamma delle candele tenute dai ministranti. Queste sono simboli della fede che illumina il cammino degli uomini.
I due personaggi in alto alle spalle del celebrante esprimono l’approccio umano di fronte al mistero e al miracolo. Discutono animatamente, uno sembra dubbioso e l’altro con la mano tesa, sembra dirgli: «ma non guarda, non vedi tu stesso!».
Personaggio anacronistico all’evento è papa Giulio II, rappresentato inginocchiato e appoggiato su un grande cuscino in adorazione di fronte all’ostia che stilla gocce di sangue. La lunga barba del papa ricorda un voto che questi aveva fatto finché non avesse cacciato gli stranieri della penisola italiana. In secondo piano quattro cardinali: Leonardo Grosso della Rovere e Raffaele Riario, Tommaso Riario e Agostino Spinola. Anche i sediari partecipano alla messa inginocchiati in adorazione.
L’Eucarestia è al centro della scena e quasi tutti gli sguardi le sono rivolti. Solo un bambino e uno dei sediari guardano verso lo spettatore. Il bimbo è simbolo della fede pura e ti invita a credere, fidarti di Gesù che si fa piccolo e debole, fino al punto di rendersi presente in un pezzo di pane. Il bambino infatti si fida, crede senza difficoltà a chi ne sa più di lui. Gesù dirà: «Se non vi convertite e non diventate come i bambini non entrerete nel Regno dei cieli». Chi crede si affida all’amore di Dio come i piccoli si affidano alle cure della mamma. Il sediario che si rivolge allo spettatore sembra chiedere: «E tu ci credi?».
L’incarnazione e l’Eucaristia sono espressioni dell’amore di Dio che dona se stesso. Il sacrificio sulla croce e il sacrificio sulla mensa sono un unico sacrificio, dono di se che raggiunge tutta l’umanità nel tempo e nello spazio. È la storia di un Dio che cerca modi sempre nuovi per entrare in comunione con i suoi figli. Sembra sentirlo: «Vi ho creato, vi ho dato tutto il mio amore, vi ho guidato, offerto il mio sostegno: dove siete, dove è la vostra risposta, dove il vostro amore? Cos’altro devo fare per voi? Non cederò, continuerò a tentare». Grazie per la tua attenzione e alla prossima.

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte

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