• Sab. Set 25th, 2021

500 Maestri D'Arte

Triannuario di Arte Contemporanea – Ars Magistris

Albert Von Keller – Resurrezione della figlia di Giairo, a cura di Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte.

Dimaestro

Giu 21, 2021

Benvenuto. Oggi ti presento la tela del pittore Albert Von Keller. Si tratta della «Resurrezione della figlia di Giairo» del 1866, custodita nella Neue Pinakothek di Monaco.
Il vangelo di Marco descrive un episodio che ha per oggetto un dramma familiare: una fanciulla sta morendo! Il padre, Giairo, preso dalla disperazione, decide di aggrapparsi anche alla più esile speranza, corre alla ricerca di Gesù. Forse non conosce chi sia quell’uomo di cui tutti parlano: un mago, un impostore, un santo, non importa, lo supplica di fare qualcosa per la sua bambina. Gesù va da lei, entra nella casa dove ormai la morte è familiare e la disperazione pulsa dalle pareti e rivolgendosi ai presenti afferma: «La fanciulla non è morta, ma dorme». Ecco il senso cristiano della morte, non la fine di tutto, ma un riposo sereno in Dio, per un risveglio al sole del giorno nuovo. Con autorità Gesù si avvicina al letto di morte e dice: «Fanciulla, io ti dico: alzati!».
Nell’opera di Von Keller il personaggio che subito attira l’attenzione è proprio Gesù: il rosso, colore della passione e dell’amore, della sua tunica spicca tra i restanti colori della tavolozza usata dall’artista. Prende dolcemente per mano la ragazzina, adagiata su un supporto ligneo: il suo corpo era già stato composto per la sepoltura. La solleva, mentre lei con sguardo assonnato, si sta ridestando.
L’eccezionalità dell’evento è amplificata dalle reazioni e dai gesti dei presenti. Giairo e la moglie, in disparte, si abbracciano impietriti. Altri, con occhi spalancati dallo stupore, si rivolgono verso la giovane e Gesù. Una donna si mette le mani nei capelli, un’altra ha il capo appoggiato ai piedi del letto, una terza alza il braccio verso la miracolata.
Parola chiave dell’intero episodio è l’invito di Gesù al padre della fanciulla: «Non temere, solo abbi fede!». Ai piedi del letto sono poste corone di alloro, pianta che assume il significato di vita eterna che sconfigge la morte. «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Credi tu questo?», chiede Gesù a Marta che piangeva per la morte del fratello Lazzaro. Le corone sono tre, numero che rimanda alla Trinità. 
Su quel sepolcro, ormai sconfitto, si sta celebrando la vita, quella Eterna. Gesù vuole liberare l’uomo dalla morte. Un mistero che sperimentiamo in noi, nei nostri familiari, nelle persone a cui vogliamo bene, nelle cose a cui teniamo. C’è una morte anche delle cose, degli animali, delle piante. Gesù ti dice oggi: «Ti ho creato per la vita, cerca di fare della tua vita un capolavoro!». Il fatto che viviamo è una realtà a volte così scontata, intasata di preoccupazioni che ci toglie il gusto di vivere. La vita va cantata, così come fa in una maniera meravigliosa il salmista: «Hai mutato il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia. Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino ecco la gioia». La vita è fatta anche di momenti bui, di prove, di malattie, di vecchiaia, di perdite, ma queste cose non sono l’ultima parola, sono le cose della sera. Se ci fermassimo solo all’attimo serale, avremmo tanti motivi per sentirci tristi, nostalgici, e invece il salmista dice che il pianto della sera, se tu sai aspettare, si trasforma in canto del mattino: «Alla sera sopraggiunge il pianto, al mattino ecco la gioia». Il tuo compito è avere speranza, credere che le cose possano andar meglio. Puoi sperare in un domani migliore, «ho lottato tanto in questo giorno, sicuro che domani sarà un giorno migliore». Questa speranza non la devi perdere mai! Ricordati quando attraverserai il prossimo momento difficile, la prossima sera, il prossimo buio, bisogna saper aspettare perché la notte prima o poi finirà. 
Cosa puoi fare per cantare la vita? Per celebrare la vita devi voler bene, quello che hai non nasconderlo gelosamente, condividilo. Se sei giovane condividi la tua giovinezza, se anziano la tua saggezza. Se hai un talento condividilo, se hai estro musicale mettilo a disposizione, e allora viene fuori il canto alla vita. Auguri a te e alle tue ricchezze perché non finiscano col marcire nelle tue casseforti e nel tuo cuore ma diano un sorriso a chi ti sta vicino. Grazie per la tua attenzione.

Alessio Fucile Critico e Storico dell’arte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *