• Mer. Ago 10th, 2022

Andrea e Giovanni, opera di Domenico Zampieri, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte

Ti presento un affresco della Chiesa sant’Andrea della Valle a Roma: «Andrea e Giovanni», opera di Domenico Zampieri detto Domenichino e datata al 1622 circa.La scena si delinea su un vasto paesaggio con un albero rigoglioso leggermente inclinato, che divide in due sezioni non solo gli spazi ma anche i tempi. Giovanni Battista è fermo, con una canna per bastone, vestito con pelli di animali e coperto dal sontuoso mantello rosso che rimanda alla sua testimonianza sino al martirio. L’agnello è suo tipico attributo iconografico e allude all’appellativo con il quale addita Gesù: «Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo».Sulla destra si vedono due discepoli vestiti con ampi mantelli: quello di Andrea è giallo, simbolo di dignità, mentre quello di Giovanni è azzurro, indice di saggezza e profondità. Quest’ultimo discepolo è ritratto anziano e non giovane come era norma iconografica. Dopo aver ascoltato Giovanni, i due discepoli decidono di seguire Gesù: sono i primi apostoli.Con il braccio destro il Battista indica Gesù in lontananza: è il Regno di Dio che inizia tra gli uomini. Così come è stato quello del Battista, ti auguro che anche tu possa essere indice puntato verso un ideale, verso un sogno e verso un cammino da seguire, per i tuoi figli, per gli amici, per chi ti sta accanto. La stabilità del Battista manifesta la fine di un cammino; la dinamicità del Nazareno invece il passaggio ad un’altra dimensione, un tempo in cui Dio entra nella storia e si infiltra nel tempo per farsi tuo prossimo. Sebbene il Nazareno occupi una posizione periferica, in realtà è il fulcro di tutta la scena, il punto verso cui è attirata l’attenzione dell’osservatore.Il pittore rende la trascendenza del momento con un piccolo angelo che indica con la mano Colui che sta arrivando. La strada lungo la quale il Messia cammina conduce a un uomo adagiato per terra, bisognoso di aiuto: si tratta di Adamo, ferito dal peccato e incapace di rialzarsi da solo. Sarà Gesù, nuovo Adamo a prendersi cura di lui e aiutarlo nella sua fatica.Mi ha sempre colpito la ruvidezza del Battista, che lascia che i suoi discepoli seguano il nuovo Rabbì. Riassumerei questa espressione in un detto: “amare è lasciare andare, è lasciare partire”. Questa é anche la fatica dei genitori, che accettano con fatica che il figlio si allontani al seguito di nuovi maestri. Giovanni insegna invece che una volta che si è svolto il proprio compito di genitore, crescendo e guidando il figlio, accompagnandolo per mano soprattutto nei momenti importanti, è giusto permettere che segua la propria strada, così come è giusto che il genitore rinunci al suo desiderio di trattenerlo.Come Giovanni e Andrea ti invito a seguire Gesù, ad inoltrarti per i suoi sentieri, metterti sulle sue orme anche a costo di andare controcorrente, e ciò ti sarà possibile solo nella misura in cui ti innamori di Lui. Chi si innamora, i giovani lo sanno bene, rincorre la persona amata: così i due discepoli si mettono dietro a Gesù. A volte si insiste molto su conoscenze specifiche e oggettive ma che per quanto importanti e fondate non sono attraversate dall’amore. Invece è l’amore che fa conoscere, é l’amore che mi fa chiedere: «Dove abiti?». Il seguire é una conseguenza dell’innamorarsi.Alla domanda dei discepoli Gesù risponde: «Venite e vedrete». Non dice “venite e leggetevi questo testo, venite e ascoltate una predica”, dice: «Venite e vedrete». Jovanotti cantava: «Io voglio andare a casa, la casa dov’è?». Questa casa nell’opera del Domenichino è Gesù stesso, è la relazione, l’amicizia che crescerà con la convivenza. I discepoli sono chiamati a stare con Lui, e da questo abitare insieme verrà senz’altro un’imitazione. Stai con il Maestro, impara il tono, la modulazione della sua voce, il colore dei suoi occhi, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, «abbiate in voi gli stessi sentimenti che sono in Cristo Gesù»: ma com’é possibile avere questi sentimenti se non li ho visti disegnati sul volto del Maestro? Ti auguro che anche tu possa fare un’esperienza simile a quella deidue discepoli, che da quel giorno sono stati rapiti da un sogno che ha trasformato e reso migliore la loro vita. Grazie per la tua attenzione.