• Mer. Ago 10th, 2022

«Il Buon Samaritano»del pittore Eugène Delacroix,a cura di Alessio Fucile Storico dell’Arte.

Benvenuto. Oggi desidero mostrarti l’opera di Eugène Delacroix, del 1849, «Il Buon Samaritano». 

Il pittore intinge il pennello nella celebre parabola raccontata da Gesù. A chi gli chiedeva: «Che cosa è necessario fare per entrare nella vita eterna?» risponde che bisogna amare il prossimo e solo l’amore ti fa riconoscere, qui ed ora, chi è e dov’è il tuo prossimo. L’amore è strada maestra per essere felici e realizzare la vita. 

«Un uomo scendeva da Gerusalemme e incappò nei briganti». Un sacerdote e un levita vanno oltre. Il primo più vicino, è intento a leggere un libro, non vuole compromettersi per soccorrere il malcapitato. L’altro si intravede più avanti lungo la strada, quasi confuso con la montagna. L’indifferenza rende l’uomo anonimo. La vita ti fa dividere il mondo in due grandi parti. La prima, molto affollata, fatta di persone che ti accostano perché vogliono qualcosa da te. La seconda, una piccola fetta, sono le persone più preziose, che si accostano gratuitamente, non vogliono niente, anzi hanno qualcosa da darti. Ciò si chiama gratuità: oggi, rara a trovarsi, ma pur presente. Il malcapitato mezzo morto, dipinto da Delacroix sono io, e forse mi sto dicendo: «Basta: è finita, non mi alzerò più». Non ha più la bisaccia, è ferito sul capo, la fascia è sporca di sangue. Passa un samaritano, dice Gesù e, mosso a compassione, si avvicina. Il verbo greco che traduce «compassione» è il movimento nel ventre della donna che ha partorito e che è madre di un bambino diventato grande e, nei confronti del quale, sente ancora muoversi qualcosa. Lo sanno bene le mamme: il figlio nelle viscere non c’è solo quando lo portano dentro, ma rimane anche dopo, in una maniera ovviamente diversa. Una donna che ha il figlio in pericolo, oppure ammalato, lo sente nel ventre: è un fatto viscerale. Il samaritano sente nelle viscere qualcosa ed entra in relazione con questo sfortunato incappato nei briganti. Il sentimento della compassione si trasforma in gesti concreti: si avvicina, versa l’olio, il vino, lava le ferite, secondo la “cassetta del pronto soccorso” di allora. Sono però i gesti, più che il medicinale, a far bene a questo giovane. E non si ferma qui: fascia le ferite e lo fa salire sul suo giumento. Delacroix fissa l’attenzione sullo sforzo del samaritano nel sollevare il malcapitato. Gli arti tesi, la schiena inarcata, tutti i muscoli coinvolti per sostenere quel corpo stremato. L’uomo ferito, con braccia e gambe scomposte, si aggrappa all’altro che sostenendolo cerca di issarlo sulla cavalcatura. Il risultato è un unico grande abbraccio.

Forse spesso ti sei detto: «Vorrei cambiare, vorrei guarire ma sono malridotto, non ce la faccio». Gesù ti dice: vengo io, e vengo la dove gli altri ti hanno abbandonato e derubato, e ti porto con me dove tutti sono accolti, cioè nella locanda. Le scelte cromatiche del pittore, una tavolozza ridotta a quattro colori, donano ancor più forza al suo gesto di amore. Risalta il rosso acceso della tunica  del samaritano rispetto al bianco del corpo  del malcapitato e rispetto ai toni bruni del paesaggio. Il rimando è ad un’altra tunica, quella di Gesù e il colore simboleggia la sua umanità. Il samaritano è proprio Gesù che si fa prossimo, si piega sull’umanità ferita e sofferente. Sei tu quest’uomo malridotto, forse ti sei fidato di persone sbagliate che ti derubano e ti svuotano. Ci sono storie che ti lasciano mezzo morto. Gesù viene, sente nel ventre qualcosa per te perché ti vuole bene sul serio: ti fascia, ti porta nella locanda e si prende cura di te. Cosa devi fare? Devi lasciarti coccolare da Gesù. Le coccole sono le dolcezze che ricordano il modo con cui sei stato accolto da tua madre quando avevi paura, le coccole danno fiducia. «Si prese cura di lui» significa “lo coccolò”. 

Infine la parabola suggerisce l’importanza della volontà di cambiare. Se viene meno questa volontà, sei fermo, morto. Ti è mai capitato sentire un medico dire: “Le do queste medicine, però lei deve reagire”, non bastano le medicine: è importante la volontà di guarire. Voglio cambiare è la parola d’ordine, parola che Gesù desidera sentire da te, perché se non vuoi guarire, non ci sono medicine che tengano. Non essere rassegnato al tuo male, al tuo vissuto, alle negatività, ai briganti che ti hanno afferrato e derubato. Davanti a Gesù ti metti in ginocchio e dici: “Voglio cambiare, non sono rassegnato ai miei errori, alle mie ferite, alla mia storia”. Vivere è cambiare. 

Grazie per l’attenzione.